“L’Immagine riflessa”, il dramma della Shelbox e del Paese senza lavoro nella mostra dell’artista Massimo Bramandi

 

Al centro de “L’immagine riflessa” un’opera di dimensioni monumentali, “Gli invisibili” (tre pannelli per un totale di sei metri per due) che raffigura 65 ritratti (tecnica mista su tela) di 65 volti dei lavoratori dell’azienda Shelbox di Castelfiorentino, 65 dei 147 che in totale hanno perso il posto di lavoro in seguito al fallimento dell’azienda: persone vere, il cui sguardo racchiude il dramma reale, ma con i contorni sfumati, trasparenti, quasi invisibili.
Un modo per sottolineare che la mancanza di lavoro annulla, sbiadisce, fino a farti scomparire. Un dramma sempre più collettivo, come sottolineato dallo specchio inserito nell’opera che permette ad ogni visitatore di specchiarsi e vedersi alla pari degli operai senza più lavoro.

RECENSIONI, CRITICHE, TESTIMONIANZE

Massimo […] costruisce la sua pagina pittorica, sostenuta dal segno- di- segno, con un fare e disfare spesso impercettibile, congelando l’immagine in una sorta di liquido trasparente che si concretizza in colori chiari, gessati, spesso cretosi, lunari. E della luna ci trasmette i silenzi e la disumana solitudine. È questo, a mio avviso, il momento poeticamente più alto della sua ricerca artistica.
Carlo Maltese

Artista

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Ho conosciuto Massimo Bramandi alcuni anni fa, alla Società delle Belle Arti-Circolo degli Artisti, comunemente nota come Casa di Dante, durante una conferenza. L’incontro, casuale, fu facilitato da alcune sue argute battute in merito a dei quadri esposti all’interno del Circolo, arguzie che hanno suscitato il mio interesse per questo giovane artista napoletano. Più tardi, e ci sono voluti altri anni, sono arrivate l’amicizia e la stima per il suo lavoro che ho iniziato a seguire soprattutto dopo la bella personale al Lu.C.C.A. Center, allestita nelle sale underground dell’ormai noto Museo d’Arte Contemporanea diretto da Maurizio Vanni e quella altrettanto interessante nel Palazzo
Pretorio di Certaldo Alto del 2011.

Sarebbero bastati questi due eventi per costituire un inizio molto favorevole per qualsiasi giovane esordiente! Ma a Massimo non bastava. E così nel 2012 vince il concorso “AP Art Up. Gioventù Creativa”, ad Ascoli Piceno ottenendo
un importante successo, facendosi notare da una autorevole giuria composta, tra gli altri, dallo scultore Giuliano Giuliani di Ascoli Piceno e da Michelangelo Pistoletto.

In effetti l’opera pittorica di Massimo colpisce e affascina per la naturalezza con cui esegue i suoi lavori. Ma qual è la natura filosofico – esistenziale che spinge Bramandi ad operare in campo artistico e che sta alla base dei suoi lavori? L’autore propone, in occasione di questa mostra itinerante, un suggestivo viaggio visivo che si avvale di una molteplicità di intuizioni espressive. Trasforma, ad esempio, in questa installazione a parete, i volti degli operai della Shlebox, in personaggi mitologici animati da muto dolore, quasi in una moderna Sacra Sindone, vissuta come traccia da una sofferenza umana e destinata a durare nel tempo. Questi volti spesso emaciati, appaiono disegnati come in una sorta di affermazione e negazione, quasi cancellando ciò che prima aveva eseguito, ma lasciandone intuire la traccia. È così che ho conosciuto Massimo.

Egli costruisce la sua pagina pittorica, sostenuta dal segno- di- segno, con un fare e disfare spesso impercettibile, congelando l’immagine in una sorta di liquido trasparente che si concretizza in colori chiari, gessati, spesso cretosi, lunari. E della luna ci trasmette i silenzi e la disumana solitudine. È questo, a mio avviso, il momento poeticamente più alto della sua ricerca artistica. Tuttavia, sarebbe limitativo, se ci fermassimo soltanto ad esaminare questa naturalezza disarmante o se ne esaminassimo solo la destinazione poetica. E nemmeno considerando il tema trascelto dall’artista – il dramma della disoccupazione – riusciremmo a avere una comprensione esaustiva della creatività di Massimo.

Analizzando la storia dell’arte osserviamo quanto innumerevoli siano stati gli artisti che hanno dedicato la loro operatività al mondo del lavoro (inizialmente solo contadino). Da Francois Millett a Vincent van Gogh, da Giovanni Segantini a Campigli,
da Carlo Carrà a Mario Sironi, da Renato Guttuso a Piero Tredici, e via dicendo, tanti sono stati gli artisti, soprattutto di sinistra, che hanno guardato alle problematiche legate al lavoro operaio come fonte d’ispirazione e/o di denuncia. Le lotte operaie del 1919 e 1920 (il così detto biennio rosso) e quelle seguenti fino alla nascita del Fascismo avevano lasciato il segno nella coscienza degli uomini più sensibili, quali appunto gli artisti. Ma non è cercando tra quei personaggi del passato, peraltro anticipatori di queste tematiche, a cui comunque Massimo deve aver guardato, che possiamo trovare un collegamento tra l’attuale sua ricerca iconografica e la sua mente. Dobbiamo invece partire dalla considerazione che l’artista è, in genere, un osservatore attento del mondo che lo circonda. I suoi occhi e il suo pensiero scrutano un universo d’informazioni che ci giungono – oggi ancora di più di ieri – da un sistema globalizzato che
muta continuamente, avido com’è di nuovi orizzonti, ma sterile di certezze.

Ed è Bramandi l’interprete di queste non-certezze, di queste precarietà, che non appartengono ormai soltanto al mondo del lavoro ma a tutte le conoscenze dell’esistenza umana, messe ogni giorno in discussione da nuove esplorazioni. E quello che il filosofo polacco Zygmunt Bauman definisce come “pensiero liquido”, che farebbe parte degli effetti scaturiti dai frequentatori di Internet. Ed è in questa implicita concettualità che ritroviamo l’originalità del lavoro di Massimo. Egli non solo si fa partecipe della precarietà dei lavoratori della Shlebox, ma costruisce la sua pagina pittorica riservando uno spazio importante alla modifica, al cambiamento, alla cancellazione. Altrimenti che significato avrebbe quello specchio, in cui tutti possiamo rifletterci, se non l’indicazione chiara e netta di un coinvolgimento attivo dello spettatore che diventa, esso stesso, parte integrante dell’opera, modificandola con il suo apparire e/o sparire, con il cambiamento che ogni volto nuovo impone, con la cancellazione del precedente che il susseguirsi di un volto diverso esige. È questa credetemi la rivelazione che Massimo Bramandi ci propone con la carrellata di opere in mostra, che tradiscono un impegno importante e tutto in divenire. Attraverso il segno, di cui parlavo prima, egli si fa interprete di quel malessere che, purtroppo da tanti anni, affligge la nostra società. Con estrema abilità riesce a superare il fatto contingente e a guardare oltre. Non sono qui rappresentati soltanto i volti degli operai della Shlebox e ma dell’intera umanità sofferente. E allora la protesta, se intesa in questo senso, si fa inno solenne, urlo di disperazione che si trasforma in un dolore corale e universale per la condizione esistenziale dell’uomo.

Ma si sa, le urla fanno parte dei cortei dei manifestanti, le urla sono della piazza. Qui, nei suoi lavori, vige il silenzio più assoluto. Il silenzio di chi, con umiltà, sa raccogliere quel malessere e trasformarlo, con il disegno e con il colore, nel silenzio dei forti.

Mi ha colpito la maestosità e la bellezza evocativa dei volti dei lavoratori della Shelbox, da lui ritratti, ed ho potuto apprezzare la crescita artistica che Massimo ha maturato in questi anni. Avevo già conosciuto Massimo Bramandi quando ero Sindaco di Castelfiorentino: in quegli anni, lui era giovanissimo, ma già molto determinato a realizzare il suo progetto di vita, che si fondava proprio sulla sua vocazione all’arte. Ritrovarlo oggi così maturo, sia come uomo che come artista, mi riempie di gioia e orgoglio.
Laura Cantini

Senatrice della Repubblica Italiana

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È con piacere che partecipo alla presentazione del catalogo realizzato da Massimo Bramandi nell’ambito di un progetto promosso dai Comuni dell’Empolese Valdelsa e del Chianti Fiorentino con il patrocinio della Regione Toscana, dedicata alla tormentata vicenda di un’azienda la cui cattiva gestione è stata all’origine di un fallimento che, oltre a causare danni ingenti ad altre aziende, ha prodotto conseguenze disastrose per oltre 150 famiglie del nostro territorio.

Mi ha colpito – in modo particolare – la maestosità e la bellezza evocativa dei volti dei lavoratori della Shelbox, da lui ritratti, ed ho potuto apprezzare la “crescita artistica” che Massimo ha maturato in questi anni. Avevo già conosciuto Massimo Bramandi quando ero Sindaco di Castelfiorentino: in quegli anni, lui era giovanissimo, ma già molto determinato a realizzare il suo progetto di vita, che si fondava proprio sulla sua vocazione all’arte. Ritrovarlo oggi così maturo,
sia come uomo che come artista, mi riempie di gioia e orgoglio.

Non posso che apprezzare la sua iniziativa, insolita e per questo ancora più preziosa, di riportare in un’opera artistica la difficile esperienza di una azienda in crisi, e soprattutto quella di tanti uomini e donne che da molti mesi sono lì a presidio per dimostrare il loro tenace attaccamento al lavoro e la loro ferma determinazione di proseguire una battaglia per la quale le istituzioni devono continuare a offrire tutto il loro sostegno.

I volti ritratti ci ricordano la centralità dell’uomo e l’importanza di una “comunità solidale” quale si è dimostrata essere, ancora una volta, Castelfiorentino. Ci ricordano la sofferenza di chi oggi guarda con preoccupazione al futuro, sempre più incerto, per sé e per i propri figli. Ci ricordano anche, però, che solo “insieme” si può superare la crisi e che ogni iniziativa presa in appoggio ai lavoratori della Shelbox è preziosa: tanto più se questa si erge ad opera artistica quale è quella lodevolmente presa da Massimo Bramandi.

“L’immagine riflessa”, opera del giovane artista Massimo Bramandi nasce dalla sensibilità verso le problematiche che sono oggi presenti nella realtà che viviamo. In particolare è stato ispirato dal dramma che ha colpito la sua comunità, i suoi compaesani con la crisi della Shelbox.
Prendendo spunto dal presidio dei lavoratori, che era presente presso la fabbrica, ha intuito e vissuto con loro la sofferenza di tanti uomini e donne che lottavano non solo per il proprio lavoro ma per la vita stessa e per il futuro dei loro figli.
Paolo Marini

Consigliere regionale

PAOLO MARINI - Consigliere regionale
“L’immagine riflessa”, opera del giovane artista Massimo Bramandi nasce dalla sensibilità verso le problematiche che sono oggi presenti nella realtà che viviamo. In particolare è stato ispirato dal dramma che ha colpito la sua comunità, i suoi compaesani con la crisi della Shelbox.

Prendendo spunto dal presidio dei lavoratori, che era presente presso la fabbrica, ha intuito e vissuto con loro la sofferenza di tanti uomini e donne che lottavano non solo per il proprio lavoro ma per la vita stessa e per il futuro dei loro figli.

64 volti ritratti e composti in un grande puzzle in cui traspaiono tutte le espressioni, le emozioni, le sofferenze, le speranze in un futuro migliore.
Salvaguardare il proprio posto di lavoro significa salvaguardare se stessi e ribadire il concetto che solo attraverso il lavoro l’uomo conquista e mantiene la dignità che è dovuta ad ogni essere umano.
I lavoratori della Shelbox hanno deciso di farlo insieme, in un’unità che è condivisione, nella consapevolezza che solo rimanendo uniti e compatti avrebbero potuto superare questo momento di profonda crisi.

Il merito, quindi, va all’Autore che ha saputo cogliere e ritrarre lo spirito che ha legato queste persone e di averlo innalzato ad opera d’arte, consapevole di non aver ritratto solo volti ma di avere reso “l’immagine riflessa” dell’anima di ognuno di loro.

La Regione Toscana ha sostenuto con convinzione il progetto espositivo dell’artista Massimo Bramandi, intitolato “L’immagine riflessa”, che si è potuto realizzare grazie alla collaborazione istituzionale del Comune di Castelfiorentino, ente capofila, insieme all’Unione comunale del Circondario Empolese Valdelsa, sul cui vasto territorio la mostra si è sviluppata in un interessante ed inedito percorso itinerante di alto valore culturale e sociale.
Sara Nocentini

Assessore alla Cultura, Turismo e Commercio Regione Toscana

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La Regione Toscana ha sostenuto con convinzione il progetto espositivo dell’artista Massimo Bramandi, intitolato “L’immagine riflessa”, che si è potuto realizzare grazie alla collaborazione istituzionale del Comune di Castelfiorentino, ente capofila, insieme all’Unione comunale del Circondario Empolese Valdelsa, sul cui vasto territorio la mostra si è sviluppata in un interessante ed inedito percorso itinerante di alto valore culturale e sociale.

L’iniziativa proposta da Bramandi si pone come auspicato momento di riflessione, in chiave estetica, sul concetto della dignità dell’uomo nel tempo della crisi economica, intervenendo con gli strumenti del mestiere del “fare arte” – la pittura, il segno, la performance – rafforzando quindi il ruolo dell’arte contemporanea quale veicolo di solidarietà sociale e umana.

L’oggetto d’indagine di Bramandi è la complessa situazione dei lavoratori dell’azienda Shelbox di Castelfiorentino, i cui volti vengono presentati dall’artista al pubblico in un’opera unica, monumentale, assemblati in formelle seriali, la cui ripetitività riduce il senso dell’individuo per potenziare e trasmettere la dimensione corale, collettiva del dramma umano di coloro che hanno perso il posto di lavoro.

L’arte nella società contemporanea diventa un elemento essenziale di comunicazione simbolica in cui è possibile leggere le tendenze profonde di una civiltà; coscienza critica e strumento di riflessione, l’arte oltrepassa quindi il terreno dell’estetica per entrare in quello dell’etica e del pensiero.

L’opera “riflessa” di Bramandi, abita lo spazio sociale, diventa fulcro di interazione e di dialogo: la tela si trasforma in specchio in cui tutti possono entrare nella stessa opera, insieme all’autore, in un processo di collaborazione, cooperazione creativa e di responsabilità comune.

L’obiettivo della Regione Toscana è il consolidamento e la valorizzazione di tutte quelle esperienze e quelle realtà presenti sul territorio che operano nel mondo dell’arte con competenza e propongono un’offerta qualitativamente rilevante: “L’immagine riflessa” rappresenta un ulteriore importante passo per la costruzione di un coeso sistema regionale per l’arte contemporanea.

L’Artista Massimo Bramandi insieme ai lavortori in cassa integrazione della Shelbox, la sua immagine riflessa tra quella degli invisibili per partecipare al dramma sociale che stanno affrontanto: la perdita del lavoro.

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L’Immagine Riflessa è un progetto artistico di Massimo Bramandi