Esposta al Lu.C.C.A. prima ed a Palazzo Pretorio a Certaldo poi, la personale LA MASCHERA DELL’EROE del Maestro Bramandi celebra la resilienza dell’uomo comune, che resiste nonostante tutto e che sempre rinasce. Un percorso articolato in una serie di opere su tela, scultura e video arte.

Una mostra in due tappe, iniziata a Lucca presso il prestigioso spazio Underground e Lounge del Centro di Arte Contemporanea Lu.C.C.A. e conclusa a Certaldo presso il suggestivo Palazzo Pretorio.

Con questa esperienza artisca Massimo Bramandi ha voluto mettere al centro l’uomo comune, l’eroe della storia, un erore che decide di non arrendersi difronte alle avversità della vita come quella di una crisi economica, della perdita del lavoro e della sicurezza personale e della propria famiglia. Un eroe che vuole, nonostante tutto, continuare ad essere artefice del proprio destino ed incidere direttamente sugli eventi in modo attivo.

Ben 36 dipinti su tela, 6 sculture, 1 installazione e un video-art su cui dominano cromatiche accese, materiche e luminose per esaltare una figura eroica senza volto ma dai tratti possenti ed energici. Un essere senza volto non perché ha perso la propria identità ma perché si preserva la sua identità interiore indossando una maschera di difesa avverso una società che tende a martirizzare i propri eroi.

RECENSIONI, CRITICHE, TESTIMONIANZE

Nelle sue composizioni, Bramandi tende a umanizzare i suoi eroi, a renderli quotidiani proiettandoli in un particolare stato di quiete.
La possanza delle loro braccia e la prepotenza muscolare delle gambe evidenziano la loro abitudine a impetuose sollecitazioni fisiche, ma la loro postura esplicita uno stato di momentanea tranquillità. E’ come se l’artista, dopo una lunghissima battaglia, li facesse riposare e meditare sulle problematiche del nostro presente: incomunicabilità, difficoltà dei rapporti umani, assenza di ideali, (…)
Gli eroi di Bramandi sono raccolti in posizione quasi fetale, come nel voler riprendere nuove energie in attesa di ricominciare le proprie sfide.

Maurizio Vanni

Museologue and Art Critic, Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art

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La pittura rappresenta una delle possibilità comunicative appannaggio dell’artista: un mezzo espressivo che permette a colui che riesce, oltre ad essere sensibile, creativo e tecnicamente preparato, ad avere lucida dimestichezza con il proprio immaginario di esprimere qualcosa che va ben oltre ciò che viene svelato.

Per pittori come Massimo Bramandi porre la questione dell’immaginario potrebbe significare mettere in dubbio le forme per come si manifestano: nei suoi ultimi lavori, infatti, il pittore non cerca di ridurre i volumi alla dimensione del mondo, ma si propone di trasformare l’universo in un codice appropriato alle estensioni dell’immaginario.
Il suo lavoro si articola nel tempo proprio come il suo lento e inesorabile fruire: ondulante, rapido, ritmato e, talvolta, abbagliante, soffocante, estraniante deflagrante.

I suoi personaggi sono chiusi su se stessi e avulsi dall’azione principale del dipinto che, quasi sempre, è affidata al colore che tende ad accentuarne l’aspetto fantastico. Ne scaturiscono composizioni dove la figura si staglia da un fondo che, seppur bidimensionale, è alterato da improvvise accensioni cromatiche, materiche e luminose. Solamente in certi casi, il fondo manifesta forme potenzialmente riconoscibili, che corrispondono più a un pretesto compositivo che a una vera e propria determinazione di valori oggettivi. Il più delle volte, infatti, Bramandi rende la superficie quasi astratta contaminandola con delle macchie di colore che, unite all’effetto del gocciolamento, sembrano voler annullare il personaggio principale oppure trasporlo in una dimensione altra.
Il regno dell’immaginario costituisce il territorio ideale di quell’ eroe che, giunto fino a noi grazie ai racconti mitologici, si pone come inattesa ancora di salvezza dalla pressione di una realtà quotidiana spesso insostenibile.

Gli eroi si distinguono dagli uomini comuni soprattutto per la loro possibilità di incidere in modo determinante sugli eventi alterandone il corso. Una capacità legata alle loro straordinarie doti fisiche e intellettive e al rapporto privilegiato con una o più divinità. I miti degli eroi narrano le imprese di personaggi sensazionali: essi, come progenitori dei popoli che educano all’esistenza, vivevano alle origini del tempo, quando le comunità degli uomini non erano ancora organizzate dalle leggi. Se la capacità di modificare gli eventi distingue gli eroi dagli uomini comuni, la loro natura di esseri terreni li differenzia dagli dei; infatti, la morte attende quanti di loro sono nati dall’unione di un genitore divino con un genitore umano. Nelle sue composizioni, Bramandi tende a umanizzare i suoi eroi, a renderli quotidiani proiettandoli in un particolare stato di quiete.

La possanza delle loro braccia e la prepotenza muscolare delle loro gambe evidenziano l’abitudine a impetuose sollecitazioni fisiche, ma la postura esplicita uno stato di momentanea staticità. È come se l’artista, dopo una lunghissima battaglia, facesse riposare e meditare i suoi personaggi in mezzo alle problematiche del nostro presente: incomunicabilità, difficoltà dei rapporti umani, materialismo, assenza di ideali, difficile rapporto genitori figli, atteggiamento passivo nei confronti della società. Gli eroi di Bramandi sono raccolti in una posizione quasi fetale come a voler riprendere nuove energie in attesa di ricominciare le proprie sfide.

I suoi personaggi, immersi nella loro solitudine, non presentano connotazioni fisionomiche o caratterizzazioni definite del volto: è come se ogni uno indossasse una maschera in grado di omologarla alle altre, non per perdere l’identità, ma per difendere la vulnerabilità del proprio essere interiore. Una maschera esistenziale che non altera la sostanza dell’individuo, che lo isola da tutto e da tutti e che lo preserva dagli attacchi di una società che tende a martirizzare i propri eroi. La solitudine contiene sia la depressione che la reazione, sia la fuga che la ribellione: quando l’uomo riesce a contrapporre, anche attraverso una personale interpretazione della realtà memoriale, allo sconcerto della vita quotidiana l’energia del passato e la speranza del futuro, le opere che realizza sono solitamente interessanti e propulsive. Ecco come in questo caso la solitudine si possa trasformare in forza dirompente, in vigore cerebrale conquistato nel riconoscimento di una propria individualità.

Gli eroi dell’epoca moderna danno la vita per i propri ideali o per una nobile causa. Ma in un contesto culturale sempre più globalizzato e frenetico sembra che l’unico personaggio concepibile sia l’eroe solitario che la società tende ad emarginare perché non in sintonia con le sue convenzioni, per il quale la sola impresa possibile è riconoscere che il mondo, se continua per questa strada, è destinato al fallimento. L’unica azione che gli rimane da fare, a quel punto, è quella di concentrarsi su se stesso per ritrovare nella prigione dorata dell’isolamento la forza per sovvertire, con le proprie, le sorti del mondo. I personaggi di Bramandi sembrano in eterna attesa di qualcosa o di qualcuno, con i piedi ben saldati a terra, in attesa che le cose possano chiarirsi nel corso degli eventi.

Figure caratterizzate da una sorta di ambiguità, spazi che si trasformano da fondi minacciosi e infernali in quinte teatrali a seconda dell’accezione che intendiamo dare all’opera: ne deriva una struttura composita che tende a riunire, come un grande magnete, i generosi frammenti materici e cromatici sparsi sulla superficie del dipinto tenendoli legati attraverso un utilizzo particolare della luce. In alcune opere, Bramandi propone solo la parte inferiore del suo eroe: i piedi, in questo caso, corrispondono alla terra con la quale stabiliscono un contatto della manifestazione corporea. Il piede dell’uomo, inoltre, lascia la sua impronta sui sentieri, buoni o cattivi, che egli sceglie in funzione del suo libero arbitrio. Una volta identificato il percorso, l’eroe si incammina consapevole che non può più tornare indietro. Forma della determinazione e coraggio di un eroe dei tempi moderni che ha deciso di indossare la maschera di se stesso.

Maurizio Vanni
Museologue and Art Critic, Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art

La Prima Tappa: Lucca Center of Contemporary Art – Lucca

La Seconda Tappa: Palazzo Pretorio – Certaldo

L’Artista Massimo Bramandi e Maurizio Vanni, museologo e critico d’arte, al museo di arte contemporanea Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art.

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La Maschera dell’Eroe, una mostra personale di Massimo Bramandi